Gestire la volatilità nell’era Trump

Mark Nash, James Novotny e Huw Davies analizzano il recente andamento dei mercati globali a seguito di cambiamenti chiave nelle politiche degli Stati Uniti e dell’Europa.
17 marzo 2025 5 minuti

Le tariffe e la geopolitica hanno preso il centro della scena nelle ultime settimane dopo il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca.

Il Presidente USA sta portando avanti la sua agenda protezionista “America first” imponendo  dazi ai principali partner commerciali, il che minaccia di alimentare l’inflazione, danneggiare la crescita economica statunitense e creare scompiglio sui mercati. La politica della nuova amministrazione nei confronti del conflitto in Ucraina e la messa in discussione dell’alleanza di lungo corso con l’Europa hanno anch’esse creato incertezza.

La mancanza di stabilità nelle previsioni economiche è una questione seria per le imprese che devono pianificare i loro investimenti. Nei primi giorni del secondo mandato di Trump i mercati hanno creduto che l’amministrazione usasse i dazi come strumento di negoziazione più che come un’arma vera e propria. Il rally del mercato azionario USA e l’apprezzamento del dollaro ne sono stati i riflessi.

Tuttavia, quello che abbiamo visto finora è una violenta guerra commerciale in piena regola, caratterizzata da rinvii temporanei, retromarce improvvise e brusche escalation, in cui l’imposizione di dazi più elevati colpisce indistintamente  sia rivali che alleati. Il percorso politico  intrapreso dalla nuova amministrazione è di certo una sorpresa per i mercati, che avevano scommesso su approccio più prevedibile di Trump.

Sembra che Trump voglia mettere la crescita economica in secondo piano rispetto alla realizzazione del suo programma, inclusa  la riduzione dell’immigrazione, una mossa che potrebbe limitare l’offerta di lavoro e aumentare i salari. Coloro che si aspettavano che il crollo del mercato azionario avrebbe indotto il governo a un ripensamento delle sue politiche, sono stati finoradelusi.

Il presidente sembra disposto a infliggere sofferenze ai consumatori americani nel medio termine con la prospettiva di presunti guadagni a lungo termine.

La reazione dei mercati è stata destabilizzante per gli investitori e ha annunciato la fine dell’eccezionalismo USA che ha segnato l’economia globale nel corso dell’ultimo decennio.

La fine dell’eccezionalismo americano?

Gli asset USA non sono mai stati così costosi

Chart 1 Fonte: Bloomberg, MSCI, al 28/02/2025.

L'indice  S&P 500 è sceso drasticamente, e i titoli azionari delle “Magnifiche sette”1 hanno battuto velocemente in ritirata dai loro massimi. Il dollaro statunitense si è indebolito, gli spread di credito si sono ampliati rispetto ai minimi storici e i rendimenti dei Treasury sono diminuiti. Gli indicatori della volatilità sul mercato azionario e obbligazionario hanno registrato un aumento, mentre gli investitori cercano di comprendere la reazione delle banche centrali alla maggiore incertezza riguardo  crescita e inflazione.

Ad alimentare ulteriormente le preoccupazioni per la crescita c’è la forte spinta del governo a tagliare la spesa riducendo la forza lavoro, in particolare attraverso il DOGE, Department of Government Efficiency, guidato dal miliardario Elon Musk. E questo nonostante il tasso di disoccupazione sia in crescita.

Non è un mistero che la forte spesa fiscale dell’amministrazione precedente fosse una delle ragioni della tenuta dell’economia nonostante i tassi d’interesse elevati. Il Segretario del Tesoro Scott Bessent ha chiarito che l’economia USA deve diminuire la sua dipendenza dalla spesa pubblica per avvicinarsi a un’azienda privata. Ha sostenuto che l’economia è dipendente dalla spesa pubblica e ha definito l’aggiustamento come un “periodo di disintossicazione”.

“Whatever it takes” 2.0

Mentre gli USA stanno andando verso un periodo di austerità fiscale, in Europa sta prendendo forma una posizione diversa. Il nuovo Cancelliere tedesco Friedrich Merz ha promesso di favorire la spesa pubblica a sostegno della crescita e rafforzare l’esercito nazionale mentre serpeggia la paura che l’alleanza con gli Stati Uniti seguita alla seconda guerra mondiale possa andare in pezzi. L’azione di Merz ricorda la famosa promessa di oltre un decennio fa da parte dell’ex Presidente della BCE Mario Draghi del “whatever it takes” (fare tutto il necessario) per difendere l’euro. I titoli obbligazionari tedeschi hanno rimbalzato a seguito della decisione di allentare le severe norme sui prestiti, in forte contrasto con i titoli USA.

Con l’aumento del debito in parte dell’Europa ed in altri Paesi, assisteremo a una maggiore  concorrenza per il capitale nei mercati globali. Questo spingerà gli investitori a   prezzare un premio  a termine per i titoli di stato USA che, insieme al rallentamento della crescita, potrebbe rendere la curva de rendimenti statunitense più ripida.

Nel corso degli ultimi anni, i forti flussi di capitale verso gli USA hanno sostenuto il dollaro, consentendo al governo di finanziarsi a basso costo, appiattendo la curva dei rendimenti e aumentando il rapporto P/E sui mercati azionari. Ci aspettiamo che ora accada il contrario: una rotazione dai mercati di rischio americani verso il resto del mondo, dove le prospettive di crescita sembrano migliori.

Nonostante sia difficile prevedere se la volatilità delle politiche cambierà nel prossimo futuro, è importante costruire un portafoglio in grado di resistere all’incessante flusso di notizie. Ad esempio, nessuno avrebbe potuto prevedere che la Germania avrebbe allentato i cordoni della spesa fiscale. Di conseguenza, in questo contesto sarà fondamentale avere un portafoglio diversificato e assicurare un’adeguata liquidità. Riteniamo che una buona strategia da assumere sia prendere esposizione agli ambiti di mercato poco costosi, sempre con un equilibrio adeguato all’interno del portafoglio.

In questo contesto, prediligiamo una duration lunga sui Treasury americani, in particolare nella parte centrale della curva, e corta sulle obbligazioni dei principali Paesi europei. Apprezziamo anche l’euro e lo yen giapponese mentre abbiamo posizioni corte sul dollaro USA che , appare costoso anche dopo il recente indebolimento. Il mercato dei tassi dei mercati emergenti, che è stato in crisi a causa degli afflussi incessanti verso i mercati USA, è di nuovo attraente poichè  i rendimenti reali non erano   così favorevoli da 20 anni.

 

Rischi specifici della strategia

  • Rischio di copertura della share class - Il processo di copertura della share class può causare la riduzione del valore degli investimenti a causa di movimenti di mercato, considerazioni di ribilanciamento e, in circostanze estreme, inadempienza della controparte che fornisce il contratto di copertura.
  • Rischio di tasso d'interesse - La strategia può investire in asset il cui valore è sensibile alle variazioni dei tassi d'interesse (ad esempio le obbligazioni), il che significa che il valore di questi investimenti può fluttuare in modo significativo con il movimento dei tassi d'interesse. Ad esempio, il valore di un’obbligazione tende a diminuire all’aumentare dei tassi d’interesse.
  • Rischio di prezzo - Le oscillazioni di prezzo degli asset finanziari implicano che il valore degli asset può diminuire o aumentare, e questo rischio è tipicamente amplificato in condizioni di mercato più volatili.
  • Obbligazioni convertibili contingenti - La strategia può investire in obbligazioni convertibili contingenti. Questi strumenti possono subire perdite rilevanti in base a determinati eventi scatenanti. In particolare, tali eventi possono comportare una perdita parziale o totale del valore, oppure la conversione degli investimenti in azioni, entrambe eventualità che potrebbero comportare perdite significative.
  • Rischio di credito - L'emittente di un'obbligazione o di un investimento simile all'interno della Strategia potrebbe non pagare la cedola o non rimborsare il capitale alla Strategia alla scadenza dovuta.
  • Rischio di derivati - la Strategia può utilizzare derivati per generare rendimenti e/o ridurre i costi e il rischio complessivo della Strategia. L'utilizzo di derivati può comportare un livello di rischio più elevato. Un piccolo movimento nel prezzo di un investimento sottostante può tradursi in un movimento sproporzionatamente grande nel prezzo dell'investimento derivato.
  • Rischio di inadempienza della controparte - Riguarda il rischio di perdite dovute all'inadempienza di una controparte su un contratto derivato o di un depositario che custodisce gli asset della Strategia.
  • Rischio Bond Connect - Le regole del sistema Bond Connect potrebbero non consentire sempre alla Strategia di vendere i propri asset e potrebbero causare alla Strategia perdite su un investimento.

Jupiter Strategic Absolute Return Bond Fund

Scopri di più
Il valore delle menti attive: il pensiero indipendente

Una caratteristica fondamentale dell’approccio di investimento di Jupiter è che evitiamo l’adozione di una view della casa, preferendo invece consentire ai nostri gestori specializzati di formulare le proprie opinioni sulla loro asset class. Di conseguenza, va notato che tutte le opinioni espresse, anche su questioni relative a considerazioni ambientali, sociali e di governance, sono quelle degli autori e possono differire dalle opinioni di altri professionisti degli investimenti Jupiter.

Informazioni Importanti

Questa è una comunicazione di marketing. Il presente documento è destinato ai professionisti dell'investimento e non è destinato all'uso o al beneficio di altre persone. Il presente documento ha finalità esclusivamente informative e non costituisce una consulenza sugli investimenti. I movimenti del mercato e dei tassi di cambio possono causare la diminuzione o l'aumento del valore di un investimento, con la possibilità di recuperare meno di quanto investito inizialmente. Le opinioni espresse sono quelle delle persone citate al momento della stesura del documento, non sono necessariamente quelle di Jupiter nel suo complesso e possono essere soggette a variazioni. Ciò è particolarmente vero nei periodi di rapida evoluzione dei mercati. Si compie ogni sforzo per garantire l'accuratezza delle informazioni, ma non si fornisce alcuna assicurazione o garanzia. Emesso nel Regno Unito da Jupiter Asset Management Limited (JAM), sede legale: The Zig Zag Building, 70 Victoria Street, Londra, SW1E 6SQ, autorizzata e regolamentata dalla Financial Conduct Authority. Emesso nell'UE da Jupiter Asset Management International S.A. (JAMI), sede legale: 5, Rue Heienhaff, Senningerberg L-1736, Lussemburgo, autorizzata e regolamentata dalla Commission de Surveillance du Secteur Financier. Nessuna parte del presente documento può essere riprodotta in alcun modo senza la previa autorizzazione di JAM/JAMI.