Outlook 2026: costruire la resilienza del portafoglio con asset non correlati

Con l’avvicinarsi del 2026 tre dei nostri principali gestori di investimenti alternativi spiegano perché per migliorare la solidità del portafoglio vale la pena considerare gli asset non correlati.
01 dicembre 2025 10 minuti

Detenere asset non correlati è uno dei modi più efficaci per ridurre il rischio complessivo del portafoglio senza diminuire necessariamente i rendimenti attesi. Quando un asset registra una performance debole, un altro asset non correlato può mantenersi stabile o addirittura avere buone performance. Questo contribuisce a rendere più regolare l’andamento del portafoglio. Poiché gli asset non correlati tendono a non muoversi nella stessa direzione, in teoria la volatilità complessiva del portafoglio dovrebbe risultare inferiore rispetto a quella delle singole componenti.

Amadeo Alentorn sull’importanza della diversificazione

Amadeo Alentorn, Head of Systematic Equities.

Negli ultimi mesi i mercati hanno mostrato un’elevata variabilità e questa condizione potrebbe proseguire fino al 2026. Nel biennio 2024-2025 un ciclo di mercato intero, che normalmente richiederebbe diversi anni per svilupparsi, si è compresso in un periodo relativamente breve. Dopo la forte performance nella seconda metà del 2024, i “Magnifici Sette” (i titoli tecnologici statunitensi a maggiore capitalizzazione: Alphabet, Apple, Amazon, Meta, Microsoft, Nvidia e Tesla) sono stati venduti a fine dicembre 2024, e si è verificato un rialzo dei titoli value. Il 2 aprile 2025 (Liberation Day), il Presidente Trump ha annunciato dazi sulle importazioni di entità superiore alle attese. Di conseguenza, il mercato azionario ha reagito al ribasso, per poi recuperare dopo l’annuncio di una sospensione dei dazi da parte dell’amministrazione USA. Un’ulteriore rotazione di mercato si è verificata nell’estate 2025, dai titoli quality verso quelli value, durante una fase di forte interesse per i cosiddetti “meme stock”, da parte di trader privati e social media.

Gli investitori come dovrebbero affrontare rotazioni di mercato così rapide? In primo luogo, risulta importante adottare una ponderazione dinamica tra diversi stili d’investimento, tra cui growth, value e quality, tenendo conto al contempo del sentiment di breve periodo e dei segnali di prezzo. In secondo luogo, gli investitori dovrebbero costruire portafogli per assicurarsi diversificazione rispetto ai mercati azionari.

Tradizionalmente la diversificazione è stata ricercata con la presenza congiunta di azioni e obbligazioni. Il classico portafoglio 60/40 prevede un peso del 60% in azioni e del 40% in obbligazioni. Tuttavia, negli ultimi anni la correlazione tra azioni e obbligazioni è aumentata, riducendo o addirittura annullando i benefici di diversificazione. Nel lungo periodo, un portafoglio 60/40 non è riuscito a proteggere gli investitori in un anno su cinque.

L'asset allocation tradizionale non è riuscita a proteggere gli investitori in un anno su cinque

Portafoglio 60/40: 60% S&P 500 e 40% Treasury USA a 10 anni. Rendimento totale 1928-2025.

chart 1 Fonte: Jupiter, 31/08/2025.

Un approccio azionario market neutral può offrire una bassa correlazione sia con le azioni sia con le obbligazioni. Ciò avviene perché il portafoglio long e quello short vengono mantenuti in equilibrio, con l’obiettivo di proteggersi dai movimenti direzionali dei mercati azionari, sia al rialzo che al ribasso. Una strategia market neutral mira a generare rendimenti dall’alpha, non dal beta. In un mercato ribassista, la componente short del portafoglio può contribuire positivamente anche se la componente long è negativa; in un mercato rialzista, si verifica il contrario. Quando una delle due componenti è positiva e l’altra negativa, la differenza relativa tra le due determina il rendimento complessivo, creando una dinamica non correlata rispetto ai mercati azionari e offrendo agli investitori la necessaria diversificazione.

Mark Nash su come ripensare il contesto macroeconomico

Mark Nash, Investment Manager, Global Macro Solutions.

Nel 2025, l’eccezionalismo economico degli Stati Uniti ha iniziato ad affievolirsi. Gli USA hanno perso la capacità di crescere in modo significativamente più rapido rispetto alle altre economie principali, una tendenza che potrebbe proseguire nel 2026. Molto di questo deriva dalle scelte di politica economica intraprese dall’amministrazione statunitense. I dazi hanno di fatto agito come una tassa aggiuntiva su consumatori e imprese, comprimendo i margini e indebolendo la domanda. Al contempo, l’interruzione dei flussi migratori verso gli USA ha irrigidito il mercato del lavoro, riducendo l’offerta e privando l’economia di una componente importante della spesa. L’insieme di questi fattori sta indebolendo sia la domanda sia l’offerta dell’economia americana.

I dati recenti mostrano che a subire l’impatto più forte è la domanda: la creazione di posti di lavoro è rallentata in modo marcato, la disoccupazione è in aumento e l’inflazione non è più la preoccupazione principale. A caratterizzare lo scenario ora è la crescita debole più che una corsa vorticosa. Questo offre alla Federal Reserve (Fed) margine per ulteriori allentamenti della politica monetaria. Con un’economia che necessita ancora di sostegno, i rendimenti obbligazionari dovrebbero scendere e il dollaro statunitense dovrebbe indebolirsi strutturalmente.

Con il venir meno della fiducia nella crescita e nella politica economica statunitense, gli investitori hanno iniziato a cercare forme alternative di protezione del capitale. Le altre valute non sono riuscite a fare una vera concorrenza al dollaro, anche a causa delle loro fragilità fiscali e commerciali, e l’oro è diventato la scelta preferita. Tutto ciò rafforza l’idea che l’eccezionalismo degli Stati Uniti sia in fase discendente, aprendo opportunità sulle asset class non denominate in dollari, come i mercati emergenti, e sostenendo l’idea che i rendimenti obbligazionari debbano scendere e non salire.

Soprattutto, si sono aperte nuove opportunità per gli investimenti global macro. Un dollaro in calo crea opportunità direzionali in mercati sottopesati e comporta una minore correlazione tra i titoli sovrani, consentendo la costruzione di portafogli più robusti. L’intelligenza artificiale (IA) introduce una nuova dimensione. L’IA promette un enorme impulso di produttività e uno shock positivo dell’offerta ma nel breve periodo rischia di sostituire i lavoratori più rapidamente di quanto nuovi settori possano assorbirli. Affinché l’IA sostenga la crescita anziché frenarla, sarà necessario un supporto politico volto a facilitare la riqualificazione, gli investimenti e le spese in conto capitale (capex). Ciò richiede tassi d’interesse più bassi, un dollaro più debole e un contesto più favorevole alla fiducia delle imprese.

IA: disoccupazione e inflazione più bassa

I tassi d’interesse USA possono ridursi ancora

chart 2 Fonte: Federal Reserve Bank di St Louis, al 22/10/2025.

Gli Stati Uniti potrebbero recuperare in futuro la loro posizione di eccezionalismo economico. Per ora, però, si trovano in una fase di transizione, caratterizzata da una crescita più debole, condizioni monetarie più accomodanti e un contesto globale alla ricerca di nuovi punti di riferimento per trovare valore.

Ned Naylor-Leyland su oro e argento come asset non correlati

Ned Naylor-Leyland, Investment Manager, Gold & Silver.

Quando parliamo di oro e argento come asset non correlati, occorre considerare alcuni aspetti. Innanzitutto, oro e argento sono strumenti monetari o metalli monetari: non sono azioni né obbligazioni.

Il prezzo dell’oro non è influenzato in misura primaria dai mercati azionari né obbligazionari. Nel caso dell’oro, è importante considerare la politica dei tassi d’interesse delle banche centrali, in particolare la direzione dei tassi reali. Il prezzo dell’oro tende a muoversi in senso inverso rispetto ai tassi reali, ossia ai rendimenti obbligazionari corretti per l’inflazione.

Se nel 2026 la banca centrale più influente sui mercati finanziari, la Federal Reserve, dovesse tagliare i tassi come previsto, ci sarebbe un effetto positivo per l’oro, poiché contribuirebbe a ridurre i tassi reali.

L’oro ha storicamente funzionato come riserva di valore in periodi di volatilità di mercato, instabilità geopolitica ed incertezza economica, mostrando un comportamento diverso rispetto a quello delle azioni e obbligazioni.

A mio avviso, l’attuale fase rialzista dell’oro è sostenuta dal calo dei tassi reali, un dollaro più debole e dalle preoccupazioni del mercato riguardo i crescenti livelli del debito federale USA, il costo di finanziamento del debito e le implicazioni per i Treasury statunitensi.

Secondo una ricerca del World Gold Council sulle banche centrali1, negli ultimi tre anni questi istituti globali hanno aumentato le loro riserve d’oro, dichiarando tra le motivazioni le performance del metallo giallo in periodi di crisi, le sue proprietà di diversificazione all’interno del portafoglio e il suo ruolo come copertura contro l’inflazione.

A settembre, il Chief Investment Officer di Morgan Stanley, Mike Wilson, ha avanzato l’ipotesi che un portafoglio 60-20-20 (60% azioni, 20% obbligazioni, 20% oro) offrirebbe una copertura più efficace dall’inflazione rispetto al portafoglio tradizionale 60-40.2

Cosa succede a un portafoglio di azioni e obbligazioni quando si aggiunge l’oro

chart 3 1) Portafoglio 1: oro 20%, azioni 48%, obbligazioni 32%. 2) Portafoglio 2: oro 15%, azioni 51%, obbligazioni 34%. 3) Portafoglio 3: oro 0%, azioni 60%, obbligazioni 40%. Puramente a scopo illustrativo. I rendimenti simulati si basano su simulazioni di portafogli dei clienti e non possono prevedere la performance futura di un investimento in oro. La posizione in oro nell’illustrazione si basa su un ETF sull’oro. Fonte: Jupiter, Bloomberg. La parte azionaria è rappresentata dall’indice MSCI World (MXWO INDEX) mentre quella obbligazionaria fa riferimento al Bloomberg Global Aggregate IG Debt (Unhedged) (LEGATRUU INDEX). Tre anni dal 31/10/2022 al 31/10/2025.

 

1World Gold Council, 17.06.2025. Central Bank Gold Reserves Survey 2025 | World Gold Council

2Reuters, 16.09. 2025. https://www.reuters.com/markets/wealth/morgan-stanley-cio-favors-602020-portfolio-strategy-with-gold-inflation-hedge-2025-09-16/

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