Introduzione
In Jupiter l’investimento sul mercato obbligazionario si fonda su tre semplici caratteristiche:
- Indipendenza
- Approccio realmente attivo
- Specializzazione
L’indipendenza è al centro della filosofia d’investimento di Jupiter. Crediamo che se i gestori sono liberi di esprimere le proprie opinioni, senza essere vincolati da una “view della casa”, possano essere nelle condizioni migliori per generare alpha per i clienti nel lungo periodo. Per questo motivo, il nostro team obbligazionario è strutturato in unità distinte, ciascuna con il mandato di definire le proprie prospettive macroeconomiche e il proprio posizionamento sui tassi d’interesse e il rischio di credito.
Per far funzionare questo modello è fondamentale assegnare le diverse strategie a specialisti in aree specifiche (ad esempio, macro o credito corporate).
A supporto di tutte queste strategie opera il nostro team centralizzato di ricerca sul credito, che svolge un ruolo fondamentale nell’identificare opportunità all’interno dell’universo delle obbligazioni societarie, garantendo che i portafogli siano costruiti su un’analisi fondamentale approfondita.
Ariel Bezalel e Harry Richards su come affrontare un’economia globale divergente
Ariel Bezalel and Harry Richards are Investment Managers, Fixed Income
Andando verso il 2026, le condizioni macro globali sono sempre più caratterizzate da divergenza, più che da sincronizzazione.
L’economia statunitense continua a muoversi in un contesto complesso, con forze rilevanti che spingono in entrambe le direzioni. La dinamica di crescita rimane positiva, anche se più lenta, sostenuta dalla solidità dei servizi e dagli investimenti in capitale legati all’intelligenza artificiale, mentre settori tradizionali come quello immobiliare continuano a fronteggiare ostacoli persistenti.
Il mercato del lavoro ha registrato un indebolimento significativo, per effetto sempre più di una domanda più debole piuttosto che da vincoli sul fronte dell’offerta. Indicatori alternativi segnalano un rallentamento delle assunzioni e un aumento dei licenziamenti, seppure in un contesto di disoccupazione ancora contenuta.
Le valutazioni degli asset rischiosi rimangono elevate e costituiscono una vulnerabilità fondamentale. Un’eventuale correzione nelle attese di crescita legate all’IA potrebbe tradursi in una debolezza del mercato più ampio tramite un effetto ricchezza negativo. Il credito privato e i canali alternativi di prestito continuano a espandersi, anche se i rischi sistemici appaiono limitati. Manteniamo alta l’attenzione su eventuali segnali nella parte breve della curva che possano indicare necessità di liquidità dovuta a carenze di riserve.
L’inflazione al netto dei dazi continua a rallentare, in particolare in servizi come gli affitti. Probabilmente i dazi hanno aggiunto 30-40 punti base all’inflazione complessiva su base annua ma questo effetto potrebbe attenuarsi con l’adattamento dei flussi commerciali. Una politica monetaria più accomodante e i prossimi rimborsi fiscali, soprattutto nella prima metà del 2026, potrebbero introdurre rischi al rialzo per crescita e inflazione nella seconda parte dell’anno.
Le attese di mercato di circa tre tagli ulteriori della Federal Reserve (Fed) entro fine 2026 ci sembrano ragionevoli. Tuttavia, restano plausibili scenari opposti: un rallentamento più marcato potrebbe richiedere un ulteriore allentamento, mentre un recupero a metà anno potrebbe limitare lo spazio di manovra. Inoltre, potrebbero emergere interrogativi sull’indipendenza della Fed nel corso dell’anno, al momento della nomina del nuovo Presidente.
Nell’Eurozona, l’inflazione rimane sotto controllo ma permangono sfide a una crescita strutturale. La pressione competitiva della Cina e la produttività debole frenano lo slancio industriale, mentre gli stimoli fiscali, se attuati in modo efficace, potrebbero dare un sollievo ciclico. La Francia rimane un osservato speciale sul fronte del rischio a causa della frammentazione politica e degli squilibri fiscali, mentre i Paesi periferici mostrano un percorso relativamente più positivo. Come copertura dall’incertezza perdurante è utile l’esposizione ai tassi nella regione. Il Regno Unito si distingue come uno dei mercati sviluppati più interessanti. Rendimenti elevati, un mercato del lavoro in indebolimento, un miglioramento del quadro inflazionistico e un consolidamento fiscale credibile potrebbero favorire la sovraperformance dei Gilt. In Australia e Nuova Zelanda, le dinamiche di crescita e inflazione sono miste: la Reserve Bank of Australia (RBA) affronta nuove pressioni al rialzo sull’inflazione con poco margine per ulteriori strette, mentre il ciclo di allentamento anticipato della Nuova Zelanda stabilizza la crescita. Manteniamo un orientamento costruttivo a questi mercati. La curva neozelandese rimane ripida in termini relativi, offrendo carry e rolldown interessanti, mentre in Australia lo scenario appare meno chiaro, in quanto il mercato non prezza alcun taglio.
Le scelte d’investimento riflettono questa dispersione. Privilegiamo un’esposizione diversificata tra Regno Unito, periferia dell’Eurozona e Australia/Nuova Zelanda. La duration statunitense può fungere da copertura. Nei mercati emergenti, Brasile e Messico offrono rendimenti reali interessanti e potenziali catalizzatori di politica monetaria. Nel credito, probabilmente gli spread rimarranno stabili o leggermente più ampi, sostenuti da una crescita moderata, una politica accomodante e, in generale, fondamentali solidi. La dispersione settoriale rafforza un approccio difensivo focalizzato su sanità, comunicazioni, beni di consumo e obbligazioni garantite, mentre il settore finanziario continua a distinguersi in termini di valore relativo e solidità patrimoniale.
Mark Nash su come ripensare il contesto macroeconomico
Mark Nash is an Investment Manager, Global Macro Solutions
Nel 2025, l’eccezionalismo economico degli Stati Uniti ha iniziato ad affievolirsi. Gli USA hanno perso la capacità di crescere in modo significativamente più rapido rispetto alle altre economie principali, una tendenza che potrebbe proseguire nel 2026. Molto di questo deriva dalle scelte di politica economica intraprese dall’amministrazione statunitense. I dazi hanno di fatto agito come una tassa aggiuntiva su consumatori e imprese, comprimendo i margini e indebolendo la domanda. Al contempo, l’interruzione dei flussi migratori verso gli USA ha irrigidito il mercato del lavoro, riducendo l’offerta e privando l’economia di una componente importante della spesa. L’insieme di questi fattori sta indebolendo sia la domanda sia l’offerta dell’economia americana.
I dati recenti mostrano che a subire l’impatto più forte è la domanda: la creazione di posti di lavoro è rallentata in modo marcato, la disoccupazione è in aumento e l’inflazione non è più la preoccupazione principale. A caratterizzare lo scenario ora è la crescita debole più che una corsa vorticosa. Questo offre alla Federal Reserve (Fed) margine per ulteriori allentamenti della politica monetaria. Con un’economia che necessita ancora di sostegno, i rendimenti obbligazionari dovrebbero scendere e il dollaro statunitense dovrebbe indebolirsi strutturalmente.
Con il venir meno della fiducia nella crescita e nella politica economica statunitense, gli investitori hanno iniziato a cercare forme alternative di protezione del capitale. Le altre valute non sono riuscite a fare una vera concorrenza al dollaro, anche a causa delle loro fragilità fiscali e commerciali, e l’oro è diventato la scelta preferita. Tutto ciò rafforza l’idea che l’eccezionalismo degli Stati Uniti sia in fase discendente, aprendo opportunità sulle asset class non denominate in dollari, come i mercati emergenti, e sostenendo l’idea che i rendimenti obbligazionari debbano scendere e non salire.
Soprattutto, si sono aperte nuove opportunità per gli investimenti global macro. Un dollaro in calo crea opportunità direzionali in mercati sottopesati e comporta una minore correlazione tra i titoli sovrani, consentendo la costruzione di portafogli più robusti. L’intelligenza artificiale (IA) introduce una nuova dimensione. L’IA promette un enorme impulso di produttività e uno shock positivo dell’offerta ma nel breve periodo rischia di sostituire i lavoratori più rapidamente di quanto nuovi settori possano assorbirli. Affinché l’IA sostenga la crescita anziché frenarla, sarà necessario un supporto politico volto a facilitare la riqualificazione, gli investimenti e le spese in conto capitale (capex). Ciò richiede tassi d’interesse più bassi, un dollaro più debole e un contesto più favorevole alla fiducia delle imprese.
IA: disoccupazione e inflazione più bassa
I tassi d’interesse USA possono ridursi ancora
Gli Stati Uniti potrebbero recuperare in futuro la loro posizione di eccezionalismo economico. Per ora, però, si trovano in una fase di transizione, caratterizzata da una crescita più debole, condizioni monetarie più accomodanti e un contesto globale alla ricerca di nuovi punti di riferimento per trovare valore.
Adam Darling sull’importanza di disciplina e pazienza nel mercato high yield
Adam Darling is an Investment Manager, Fixed Income
È noto che le obbligazioni high yield possano offrire, come asset class, solidi rendimenti corretti per il rischio nel lungo periodo. Tuttavia, gli investitori devono essere consapevoli della ciclicità intrinseca delle valutazioni di mercato, poiché gli spread di credito si espandono o si comprimono in base al sentiment degli investitori e ai fondamentali economici.
Attualmente, gli spread sono nella parte più bassa del loro range storico, riflettendo una domanda superiore all’offerta sull’asset class in un contesto di forte ottimismo sulle prospettive per gli asset rischiosi. Questa situazione richiede un approccio all’investimento paziente e disciplinato, poiché un allargamento degli spread dovuto a eventi inattesi, ad esempio per un brusco peggioramento economico, può gravare sui portafogli. Allo stesso tempo, è importante sottolineare che c’è un buon carry sul mercato e i rendimenti sono ancora interessanti nel lungo periodo.
Comprendere i fondamentali aziendali è sempre importante ma lo è in modo particolare quando le valutazioni aggregate non sono molto interessanti. Ad esempio, i settori ciclici dell’high yield hanno subito un indebolimento marcato di recente, nello specifico la chimica e alcuni comparti industriali. Questo è un tema da monitorare, poiché potrebbe generare opportunità per gli investitori. Allo stesso tempo, quei settori ciclici potrebbero evidenziare vulnerabilità dell’economia che i mercati rischiosi stanno sottovalutando. In questo momento l’attenzione è rivolta principalmente al mercato del lavoro, dove i tassi di disoccupazione sembrano in graduale aumento. La domanda è se ciò rappresenti un indicatore anticipatore di una recessione o sia solo un fattore temporaneo destinato a sfumare.
I mercati sono entrati nel 2025 con valutazioni elevate e, se dovessero mantenersi a questi livelli, potrebbero terminare l’anno in modo simile. Quest’anno gli asset rischiosi come l’high yield sono rimasti resilienti, nonostante momenti di tensione intorno al Liberation Day, in cui il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato dazi reciproci nei confronti della maggior parte dei partner commerciali. Sebbene gli shock legati ai dazi siano ormai alle spalle, permane molta incertezza su quel fronte e la partita non è ancora chiusa.
Luca Evangelisti sul nuovo contesto di spread compressi degli AT1/CoCo
Luca Evangelisti is an Investment Manager & Head of Credit Research, Fixed Income
Il settore finanziario europeo ha registrato un 2025 molto positivo, con fondamentali solidi che hanno raggiunto i massimi storici e valutazioni che riflettono questi miglioramenti sia dal punto di vista azionario sia da quello creditizio.
Dal punto di vista del credito, ci aspettiamo che nel 2026 la solidità delle banche prosegua, favorita anche da tassi d’interesse più bassi (che sostengono la qualità degli asset) e da buffer di capitale ampi, in un contesto di redditività del settore già significativamente migliorata. Le banche europee sono ben posizionate per affrontare il rischio di un eventuale rallentamento economico e il conseguente possibile aumento degli NPL, ora su livelli storicamente bassi. Sebbene alcune banche più piccole e meno diversificate possano risultare più esposte a un rallentamento economico, la maggior parte degli istituti di grandi dimensioni dispone di capitale sufficiente per assorbire un incremento degli accantonamenti e un possibile rallentamento della redditività.
Le valutazioni si stanno adeguando ai fondamentali e risultano sempre più impegnative, soprattutto nella parte senior della struttura del capitale. Gli spread AT1/CoCo si sono compressi significativamente, raggiungendo minimi storici nel quarto trimestre 2025. Detto ciò, riteniamo che la solidità dei fondamentali continuerà nel 2026, sostenuta anche da fattori tecnici positivi sull’offerta. Negli ultimi anni, gli emittenti hanno sfruttato spread favorevoli per anticipare opportunisticamente i loro piani di finanziamento. Inoltre, con un numero inferiore di call date nel 2026 rispetto agli anni precedenti, gli spread attualmente compressi potrebbero ridursi ulteriormente. Soprattutto se confrontati con il settore corporate, che appare più sfidante, riteniamo che queste dinamiche possano sostenere l’idea che gli spread degli AT1/CoCo possano scambiare a livelli inferiori rispetto all’high yield corporate nel corso del prossimo anno.
Sul fronte dei rischi al ribasso, malgrado le considerazioni precedenti, continuiamo a concentrarci su un bilanciamento razionale tra rischi e opportunità dei nostri investimenti. Riteniamo che il guadagno potenziale derivato dalla riduzione della qualità degli emittenti non sia sufficiente a compensare la maggiore volatilità. Di conseguenza, continuiamo a privilegiare banche grandi e ben diversificate, con bilanci sufficientemente solidi da assorbire anche shock economici significativi. Per queste ragioni, la selezione attenta di emittenti e strumenti nell’universo AT1/CoCo rimane essenziale per proteggere il fondo dalla volatilità dei mercati, traendo al contempo beneficio dei rendimenti elevati offerti dall’asset class.
Il valore delle menti attive: il pensiero indipendente
Una caratteristica fondamentale dell’approccio di investimento di Jupiter è che evitiamo l’adozione di una view della casa, preferendo invece consentire ai nostri gestori specializzati di formulare le proprie opinioni sulla loro asset class. Di conseguenza, va notato che tutte le opinioni espresse, anche su questioni relative a considerazioni ambientali, sociali e di governance, sono quelle degli autori e possono differire dalle opinioni di altri professionisti degli investimenti Jupiter.
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