Perché l’India potrebbe rappresentare l’antidoto alla bolla dell’IA

Avinash Vazirani e Colin Croft affermano che le azioni indiane sono meno direttamente esposte alle società e alla spesa legate all’IA e potrebbero offrire una soluzione agli investitori che cercano una maggiore diversificazione del portafoglio.
04 febbraio 2026 6 minuti

Il trend di gran lunga più significativo sui mercati azionari negli ultimi anni è stato la crescita dell’IA. Ne hanno beneficiato maggiormente le società tecnologiche quotate negli Stati Uniti, come Nvidia, ma anche i produttori di semiconduttori e chip di memoria con sede nei Paesi dell’Asia settentrionale.

Gli investitori con un’ampia esposizione agli indici azionari globali hanno probabilmente aumentato la propria esposizione a questo tema, come dimostrano i rilevanti pesi delle azioni tecnologiche statunitensi nei benchmark[1]. Ciò sta iniziando a destare preoccupazione tra coloro che ritengono che il livello di investimento in questa nuova tecnologia possa aver superato la sua capacità di generare profitti. Potrebbero derivarne delusioni che potrebbero causare un calo dei prezzi delle azioni rispetto ai livelli attuali.

Un modo per mitigare potenzialmente questo rischio è valutare un riallineamento del portafoglio verso asset meno esposti alla bolla. Il mercato azionario indiano è considerato da alcuni investitori come l’antidoto alla bolla dell’IA, poiché presenta un numero relativamente ridotto di società quotate con un’esposizione diretta e significativa al tema rispetto, ad esempio, a Stati Uniti, Taiwan o Corea. È importante sottolineare che questo non è un giudizio sul potenziale trasformativo dell’IA, bensì una presa di posizione su certe valutazioni e sul relativo rischio di concentrazione. Se i leader dell’AI sono prezzati ipotizzando una monetizzazione quasi perfetta, allora i mercati con meno società direttamente esposte all’IA possono offrire una copertura più efficace contro eventuali delusioni.

Minore esposizione alla spesa per l’IA

Il mercato indiano presenta un’esposizione limitata a semiconduttori o ad altri titoli legati all’IA. È dominato da società focalizzate sul mercato domestico, come banche, società di telecomunicazioni e aziende del settore dei consumi, oltre a titoli dell’economia tradizionale quali industriali ed energia. Inoltre, l’economia indiana è meno esposta al boom degli investimenti legati all’IA rispetto agli Stati Uniti, dove la spesa per investimenti correlati all’IA ha rappresentato una quota significativa della crescita economica nell’ultimo anno.

Tuttavia, la definizione dell’India come antidoto alla bolla dell’IA può risultare fuorviante se interpretata come sinonimo di scarsa adozione. Il Paese sta rapidamente diventando uno dei mercati più importanti al mondo per l’implementazione dell’IA: un’enorme base di utenti multilingue, l’ampia diffusione degli smartphone e il basso costo dei dati stanno favorendo un utilizzo di massa, mentre i fornitori globali di IA e le società cloud stanno attribuendo sempre maggiore priorità alla distribuzione in India — spesso attraverso offerte sovvenzionate o integrate — per costruire una presenza su larga scala.

Il punto più importante per gli investitori è che l’India può comunque trarre benefici economici anche se i profitti più visibili dell’IA dovessero concentrarsi altrove: il capex estero e le competenze legate all’IA possono generare ricadute positive sullo sviluppo locale di cloud e data center, favorire una più rapida diffusione degli strumenti di produttività nei servizi e aumentare la domanda di talenti per l’implementazione tramite le società di servizi IT e i global capability centre. In questo senso, l’India non è un mercato “anti-IA” ma “anti-concentrazione IA” — meno vincolato a un ristretto gruppo di costosi vincitori dell’IA, pur partecipando ai benefici indiretti derivanti dall’adozione di questa tecnologia.

Crescita del PIL e degli utili

L’India può inoltre offrire benefici in termini di diversificazione grazie all’esposizione contenuta degli investitori internazionali: è infatti una delle principali posizioni sottopesate nei fondi globali dedicati ai mercati emergenti. È uscita dal favore degli investitori nella seconda metà del 2024, quando i flussi si sono orientati verso la Cina grazie alla stagione di nuovi stimoli economici, e le sue valutazioni si sono successivamente ridotte durante una fase di consolidamento del mercato. Da allora, abbiamo osservato una revisione al rialzo delle previsioni di crescita del PIL indiano verso il 7,5%[2] (dal 6,5%), insieme a un miglioramento del momentum degli utili societari. L’elemento mancante è stato il sentiment, penalizzato da notizie negative relative ai ritardi nell’atteso accordo commerciale tra Stati Uniti e India verso la fine dell’estate 2025.

Accordo commerciale con gli Stati Uniti

Prima di questo shock legato ai dazi, gli investitori esteri erano tornati a puntare sul mercato indiano; successivamente, sono ripresi i deflussi. Riteniamo pertanto che l’accordo commerciale tra Stati Uniti e India annunciato il 2 febbraio possa innescare un cambiamento positivo nel sentiment degli investitori esteri e, potenzialmente, negli afflussi, poiché l’intesa riduce dal 50% al 18% i dazi sulle esportazioni di beni indiani verso gli Stati Uniti. Il linguaggio positivo utilizzato dal Presidente degli Stati Uniti nell’annunciare l’accordo sembra volto a dissipare le preoccupazioni geopolitiche, ribadendo la solidità della relazione tra Stati Uniti e India.

L’aggiunta di afflussi esteri ai circa 67 miliardi di dollari di risparmio domestico che entrano ogni anno nel mercato azionario indiano potrebbe fungere da catalizzatore per il mercato. A nostro avviso, l’India ha storicamente scambiato a un premio giustificato rispetto ad altri mercati, grazie alla maggiore visibilità della sua crescita di lungo termine; tale premio si era ampliato eccessivamente fino all’estate del 2024. Da allora, il mercato azionario indiano ha sottoperformato rispetto ai principali mercati globali e le valutazioni relative sono tornate su livelli normalizzati.

Sebbene nessun mercato possa considerarsi immune dalla volatilità di breve termine che potrebbe derivare dallo scoppio di una bolla legata all’IA, vi sono numerose ragioni per ritenere che l’India possa reggere relativamente meglio e risultare meno penalizzata in termini di fondamentali, che nel lungo periodo determinano la direzione dei prezzi azionari.

Fonte

1Otto titoli tecnologici statunitensi, le “Magnifiche Sette” più Broadcom, sono i maggiori titoli per peso nell’indice MSCI World al 31.12.25. https://www.msci.com/www/fact-sheet/msci-world-index/05830501 

2Comunicato stampa del Governo. 07.01.2026 https://www.mospi.gov.in/uploads/latestreleasesfiles/1767782498513-GDP%20Press%20Note%20on%20FAE%202025-26.pdf

Rischi della Strategia

  • Rischio di cambio (FX) – La strategia può essere esposta a valute diverse e le variazioni dei tassi di cambio possono determinare sia una diminuzione sia un aumento del valore degli investimenti.
  • Rischio di prezzo – Le variazioni dei prezzi delle attività finanziarie comportano la possibilità che il valore degli asset diminuisca così come aumenti; tale rischio è generalmente amplificato in condizioni di mercato più volatili.
  • Rischio dei mercati emergenti – I mercati emergenti possono essere associati a livelli più elevati di rischio politico e a minori tutele legali rispetto ai mercati sviluppati. Tali caratteristiche possono incidere negativamente sui prezzi degli asset.
  • Rischio di concentrazione di mercato (area geografica/Paese) – Investire in un determinato Paese o in una specifica area geografica può determinare oscillazioni di valore più marcate rispetto a investimenti con un’esposizione più diversificata a livello globale.
  • Rischio derivati – La Strategia può utilizzare strumenti derivati per ridurre i costi e/o il rischio complessivo della Strategia (nota anche come Efficient Portfolio Management o “EPM”). I derivati comportano comunque un certo livello di rischio; tuttavia, se utilizzati per EPM, non dovrebbero aumentare il profilo di rischio complessivo della Strategia.
  • Rischio di liquidità – Alcuni investimenti possono risultare difficili da valutare o da vendere al momento e al prezzo desiderati. In circostanze estreme, ciò può incidere sulla capacità della Strategia di soddisfare le richieste di rimborso su richiesta.
  • Rischio di liquidità (generale) – In condizioni di mercato difficili, potrebbe non esserci un numero sufficiente di investitori disposto ad acquistare o vendere determinati investimenti. Ciò può avere un impatto sul valore della Strategia.
  • Rischio di default della controparte – Rischio di perdite derivanti dall’inadempienza di una controparte in un contratto derivato o di un depositario incaricato della custodia degli asset della Strategia.

Per una spiegazione più dettagliata dei fattori di rischio, si rimanda alla sezione “Fattori di rischio” dei KID (Key Information Documents).

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