* I dati trimestrali di crescita in forte accelerazione consolidano la posizione dell’India come l’economia a più rapida crescita tra le principali economie
* La crescita è trainata da una solida domanda interna, tagli fiscali, politica monetaria accomodante e riforme strutturali
* Le riforme del mercato del lavoro e la semplificazione della tassa sui beni e servizi pongono le basi per una crescita sostenuta
* Raffica di revisioni al rialzo delle stime di crescita per il 2026, nonostante le difficoltà sul fronte commerciale con gli Stati Uniti e le incertezze sulle importazioni di petrolio dalla Russia
La rapida espansione dell’economia indiana prosegue senza rallentamenti, sostenuta da una domanda interna solida, dai tagli fiscali, da una politica monetaria favorevole e dall’impulso derivante dalle riforme.
La pubblicazione degli ultimi dati trimestrali ha ulteriormente rafforzato la posizione dell’India come l’economia a più rapida crescita tra le principali economie. L’espansione dell’8,2% da luglio a settembre, il ritmo più elevato degli ultimi sei trimestri, ha sorpreso molti osservatori superando le stime della maggior parte di analisti ed economisti.
Per chi, come noi, monitora da vicino utili e redditività delle imprese, il dato non è stato una sorpresa. La bassa inflazione è un elemento chiave da considerare nell’analisi della crescita anno su anno degli utili societari. Sebbene i tassi di crescita nominale degli utili (intorno al 10% per le large cap, escludendo le performance anomale) siano inferiori a quanto ci si potrebbe attendere in condizioni normali, risultano solidi in termini reali, poiché l’inflazione si è collocata circa cinque punti percentuali al di sotto dei livelli abituali.
Dopo la diffusione dei dati sul PIL, la banca centrale indiana ha ridotto il tasso di riferimento di 25 punti base, segnalando inoltre la possibilità di ulteriori tagli, in controtendenza rispetto alle previsioni secondo cui una crescita così sostenuta e l’indebolimento della rupia avrebbero potuto scoraggiare un ulteriore allentamento. Ciò è stato possibile soprattutto perché l’inflazione si mantiene ormai prossima allo zero, in netto contrasto con molte economie sviluppate che faticano a mantenerla al di sotto dei target del 2%.
Nel complesso, nel corso del 2025 la Reserve Bank of India ha ridotto i tassi di riferimento di 125 punti base, l’allentamento più deciso dal 2019, favorito da un’inflazione ora ben al di sotto della fascia obiettivo del 2–6% fissata dalla banca centrale.
Una fase particolarmente favorevole
L’economia si trova in una fase particolarmente favorevole ed è ben posizionata per capitalizzare ulteriormente dell’attuale slancio di crescita.
Il primo ministro Narendra Modi, in carica dal 2014, punta a trasformare l’India in un’economia sviluppata ad alto reddito entro il 2047. Secondo un rapporto della World Bank pubblicato lo scorso anno, per raggiungere questo obiettivo il Paese dovrebbe crescere a un ritmo medio del 7,8% nei prossimi 22 anni. La vittoria recente e netta del partito di Modi e dei suoi alleati alle elezioni nello Stato del Bihar rappresenta un ulteriore sostegno politico all’agenda riformista del primo ministro, pur non avendo un impatto diretto sul funzionamento del governo federale.
Sono seguite numerose revisioni al rialzo delle stime di crescita per il 2026, nonostante alcune difficoltà, come il ritardo nella finalizzazione di un accordo commerciale con gli Stati Uniti e le persistenti incertezze sulle importazioni energetiche dalla Russia. La banca centrale indiana ha alzato le previsioni per l’anno in corso al 7,3% dal 6,8%; Fitch Ratings ha portato la stima al 7,4% dal 6,9%, mentre la State Bank of India prevede una crescita del 7,6%.
L’espansione economica è stata sostenuta anche da alcune misure fiscali. A febbraio, l’India ha ridotto l’imposta sul reddito per alcune fasce di contribuenti al fine di stimolare i consumi, seguita da una semplificazione della tassa sui beni e servizi (Goods and Services Tax, GST), che ha rafforzato la spesa dei consumatori. Con la riforma della GST entrata in vigore a settembre, la maggior parte dei beni è ora tassata al 5% o al 18%, rispetto alla precedente struttura a quattro livelli (5%, 12%, 18% e 28%). Questo cambiamento sta già avendo un impatto significativo sui consumi, in particolare sulle vendite di automobili. L’introduzione della GST durante il primo mandato di Modi ha inoltre posto fine a anni di negoziati tra gli Stati e ha contribuito ad aumentare il gettito fiscale.
Riforme pro-business
Le ampie riforme del mercato del lavoro entrate in vigore di recente potrebbero offrire un ulteriore impulso alla crescita. Tra le principali novità figura l’innalzamento da 100 a 300 dipendenti della soglia oltre la quale è richiesta l’autorizzazione governativa per assumere, licenziare, trasferire o chiudere un’attività. Sono state eliminate anche le restrizioni su orari e luoghi di lavoro per le donne, con la possibilità di aumentare la partecipazione femminile alla forza lavoro, attualmente ben al di sotto della media globale. Le riforme includono inoltre iniziative volte ad ampliare la copertura di welfare per i lavoratori della gig economy.
Il numero di norme che regolano l’occupazione è stato ridotto da 1.400 a 350, con una significativa diminuzione della burocrazia e migliorando le condizioni per fare impresa. Sono attese ulteriori riforme in ambiti quali la distribuzione dell’elettricità e, potenzialmente, il consolidamento delle banche controllate dallo Stato. Nel complesso, queste misure dovrebbero migliorare l’efficienza del sistema economico e sostenere una crescita del PIL più elevata.
Nonostante l’India abbia incontrato alcune difficoltà sul fronte delle esportazioni, in particolare verso gli Stati Uniti, il Paese resta più orientato alla domanda interna rispetto ad alcune economie dell’Asia orientale. Il commercio totale rappresenta poco meno del 50% del PIL e le esportazioni di beni verso gli Stati Uniti incidono per appena il 2% del PIL. Inoltre, diversi settori di grandi dimensioni, come il pharma generico e l’elettronica, sono esenti dai dazi. Qualora nei prossimi mesi venisse raggiunto un accordo, e le recenti dichiarazioni dei responsabili commerciali statunitensi e indiani indicano passi avanti in questa direzione, ciò potrebbe rappresentare un catalizzatore positivo per i mercati, favorendo probabilmente una ripresa dei flussi di capitale dall’estero.
L’India è piuttosto diversa da altri Paesi dei mercati emergenti come Cina e Corea del Sud, fortemente dipendenti dalle esportazioni manifatturiere e dai settori high-tech. Il Paese presenta un ampio settore dei servizi e una dipendenza limitata dalle esportazioni come motore di crescita, risultando così meno esposto all’aumento dei rischi geopolitici e alle tensioni commerciali.
Nel complesso, il mercato azionario indiano rappresenta un terreno particolarmente fertile per gli investitori, con oltre 4.800 società quotate, di cui circa 600 con una capitalizzazione di mercato superiore a 1 miliardo di dollari. Adottiamo un approccio coerente e paziente di “crescita al giusto prezzo”, cercando di individuare aziende in grado di generare rendimenti potenzialmente più elevati a valutazioni inferiori rispetto ai peer. In un contesto in cui il Paese continua a rafforzarsi su più fronti, riteniamo che questo approccio possa continuare a offrire valore agli investitori.
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