Man mano che ci avviciniamo al 2026, alcuni dei principali gestori di strategie orientate all’income di Jupiter discutono le prospettive per la loro asset class nel prossimo anno.
Che siano detenuti per il loro ruolo nel contribuire alla capitalizzazione dei rendimenti totali di lungo periodo, o per fornire income all’investitore finale, gli asset che generano income restano una componente fondamentale dei mercati finanziari globali. Esistono numerose asset class, regioni del mondo e punti dello spettro rischio/rendimento in cui gli investitori possono cercare un income costante e/o in crescita. Qui, alcuni dei nostri esperti che gestiscono strategie orientate all’income condividono la loro opinione su ciò che il 2026 potrebbe riservare.
Jason Pidcock e Sam Konrad su tecnologia e venti favorevoli in Asia
Jason Pidcock e Sam Konrad sono Investment Managers, Asian Equity Income
Restiamo moderatamente ottimisti sulle prospettive per gli investimenti orientati all’income nelle azioni dell’Asia Pacifico e ci aspettiamo di vedere un continuo solido andamento degli utili e della crescita dei dividendi da parte delle società in cui investiamo.
Siamo investitori di lungo periodo e non siamo interessati a fare previsioni sull’andamento del mercato il prossimo anno. Possiamo tuttavia fare alcune osservazioni. Sarebbe prudente aspettarsi rendimenti assoluti più moderati dalle azioni, alla luce della solida performance dell’azionario globale – compreso quello asiatico – negli ultimi tre anni.
Riteniamo che i tassi d’interesse possano scendere ulteriormente, e ciò dovrebbe rappresentare un vento favorevole per i mercati. La Federal Reserve (Fed) statunitense ha tagliato i tassi nel 2025, e a maggio il Presidente Trump, che ha sollecitato la banca centrale a ridurre ulteriormente i tassi, nominerà un nuovo presidente della Fed. Questo dovrebbe rendere più facile per le banche centrali asiatiche procedere con ulteriori tagli, soprattutto considerando che in Asia le pressioni inflazionistiche sono inferiori. Un altro fattore favorevole è il potenziale indebolimento del dollaro USA, che storicamente ha sostenuto i mercati azionari asiatici. Inoltre, riteniamo che l’Asia presenti un buon posizionamento relativo, poiché l’economia e i mercati della regione sono diversificati e non eccessivamente dipendenti da un’unica industria.
Vediamo buone opportunità nel settore tecnologico e riteniamo che l’Asia sia ben posizionata per beneficiare della crescita di lungo periodo legata all’intelligenza artificiale. A nostro avviso, un ristretto numero di aziende asiatiche – principalmente con sede a Taiwan e Corea del Sud – è un fornitore chiave per i colossi tecnologici statunitensi conosciuti come i “Magnifici Sette” (tra cui Nvidia, Apple, Microsoft).
Oltre alla tecnologia, riteniamo che i titoli minerari auriferi rappresentino un modo sensato per ottenere esposizione al metallo prezioso in una fase in cui le dinamiche macroeconomiche risultano favorevoli. Vediamo inoltre opportunità nei settori della difesa, dei finanziari e dei beni di consumo primari.
Adam Darling sull’importanza di disciplina e pazienza nel mercato high yield
Adam Darling è Investment Manager, Fixed Income
È risaputo che le obbligazioni high yield, come asset class, possono generare solidi rendimenti corretti per il rischio nel lungo periodo. Tuttavia, gli investitori devono essere consapevoli dell’inevitabile ciclicità delle valutazioni all’interno del mercato, dato che gli spread creditizi si allargano e si restringono in linea con il sentiment degli investitori e con i fondamentali economici.
Attualmente, gli spread creditizi si collocano nella parte bassa degli intervalli storici, riflettendo un contesto in cui la domanda supera l’offerta e gli investitori sono molto ottimisti sulle prospettive degli asset rischiosi. In questo contesto, è necessario un approccio paziente e disciplinato, poiché qualsiasi ampliamento degli spread dovuto a eventi imprevisti, come un brusco rallentamento economico, può penalizzare un portafoglio. Allo stesso tempo, è importante sottolineare che il mercato offre un buon carry e che i rendimenti restano interessanti nel lungo periodo.
Spread storico degli ultimi 10 anni
Comprendere i fondamentali aziendali è sempre importante, soprattutto quando le valutazioni complessive risultano meno convincenti. Ad esempio, i settori ciclici del mercato high yield hanno mostrato un marcato indebolimento di recente, in particolare il settore chimico e alcune aree dell’industriale. È un tema da monitorare, poiché potrebbe offrire opportunità agli investitori. Quei settori ciclici potrebbero inoltre evidenziare punti deboli nell’economia che i mercati rischiosi stanno sottovalutando. Al momento molta attenzione è rivolta al mercato del lavoro, dove i tassi di disoccupazione sembrano aumentare gradualmente. La domanda è se ciò rappresenti un indicatore anticipatore di una potenziale recessione o solo un fattore temporaneo destinato a riassorbirsi.
I mercati sono entrati nel 2025 con valutazioni piuttosto elevate e, di questo passo, l’anno potrebbe concludersi su livelli altrettanto elevati. I mercati del rischio, come l’high yield, si sono mantenuti solidi nel corso dell’anno, sebbene si sia registrato un momento di panico durante il Liberation Day, quando il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato dazi reciproci verso la maggior parte dei partner commerciali. Benché gli effetti shock legati ai dazi appartengano ormai al passato, permane una notevole incertezza sul tema e la questione è tutt’altro che risolta.
Per quanto riguarda settori e aree geografiche specifiche, continuiamo a vedere alcune opportunità interessanti. L’healthcare statunitense, in particolare le società ospedaliere, presenta caratteristiche di investimento interessanti: il settore gode di un sostegno politico bipartisan e tratta a valutazioni contenute rispetto alle aree più cicliche del mercato. Stiamo monitorando attentamente anche i settori ciclici come la chimica – fortemente penalizzati – e il credito brasiliano, dove una serie di shock societari ha preoccupato gli investitori.
Nel complesso, in un mercato rialzista compiacente, gli investitori tendono a ignorare rischi come la possibilità di una recessione. Ma per un investitore attivo è importante mantenere un approccio prudente e disciplinato, pur continuando a cercare opportunità.
Dan Carter e Mitesh Patel sul ruolo degli investitori azionari nel responsabilizzare il corporate Japan
Dan Carter e Mitesh Patel sono Investment Managers, Japanese Equities
Le riforme della governance e della struttura del capitale societario sono un tratto distintivo del mercato giapponese da oltre un decennio. Le celebri “Tre Frecce” della prima fase Abe del 2013 si sono trasformate in una vasta campagna da parte dell’apparato economico e finanziario del Paese, culminata nel pubblico richiamo al settore societario quotato da parte del presidente della Borsa di Tokyo nel 2023.
Data l’onnipresenza del tema, è facile darlo per scontato e trascurare gli effetti positivi che ha generato per gli investitori orientati all’income in quel periodo e nel successivo. Nel tentativo di utilizzare il capitale in modo più efficiente, le aziende hanno infatti aumentato la restituzione agli azionisti. I buyback sono esplosi, ma anche i payout da dividendi sono cresciuti. Avvicinandoci al 2026, con un nuovo Primo Ministro, Sanae Takaichi, e uno scenario globale in continuo mutamento, possiamo aspettarci che questo status quo positivo persista? Oppure assisteremo a una nuova evoluzione – e in tal caso, a vantaggio o a svantaggio degli investitori orientati all’income?
In qualità di protetta di Shinzo Abe, Takaichi dovrebbe proseguire l’eredità del compianto architetto delle riforme del settore societario giapponese. La sua inclinazione populista e la volontà di alleggerire le pressioni inflazionistiche sulle famiglie non dovrebbero compromettere uno dei maggiori successi del Giappone degli ultimi anni. In ogni caso, altri attori motivati – tra cui la Borsa di Tokyo e investitori di lungo periodo come noi, oltre alla più rumorosa schiera di attivisti che sta affluendo in Giappone – continueranno a esercitare pressione sulle società giapponesi.
Riteniamo, tuttavia, che il cambiamento sia all’orizzonte. L’efficacia dei grandi buyback una tantum sta venendo messa in discussione, poiché gli effetti sul prezzo delle azioni sono spesso transitori. Speriamo che ciò riporti l’attenzione delle imprese sui dividendi: più persistenti per natura, tendono a ricevere una valutazione più stabile dal mercato. Infine, pensiamo che l’agenda delle riforme si sposterà verso cambiamenti strutturali fondamentali nelle attività delle aziende giapponesi, anziché concentrarsi principalmente sulla struttura dei bilanci. Il Giappone ha troppi conglomerati e margini di profitto troppo bassi. La parola d’ordine sarà “ristrutturazione”, con maggiore focalizzazione, margini migliori e rendimenti più elevati come risultato. Profitti più alti possono tradursi in dividendi più alti – il premio per gli investitori orientati all’income in Giappone.
Il valore delle menti attive: il pensiero indipendente
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