Ci consideriamo “stock picker top-down”, ossia teniamo conto del contesto macroeconomico e cerchiamo di individuare le migliori società operanti nella regione Asia-Pacifico (Giappone escluso). Grazie alla nostra visione top-down, siamo convinti di poter identificare efficacemente le società che hanno maggiori probabilità di sovraperformare in diversi contesti di mercato. In effetti, grazie a un approccio selettivo e all’individuazione di società con caratteristiche chiave, è stato possibile evitare alcuni dei più forti sell-off del 2022.  

Ottimisti con cautela  

Guardando al 2023, ci aspettiamo che le pressioni inflazionistiche globali si attenuino leggermente, anche se riteniamo improbabile una discesa rapida dell’inflazione che rimarrà, probabilmente, elevata rispetto ai livelli pre-Covid. Saremmo sorpresi se i paesi sviluppati riuscissero a raggiungere in tempi brevi livelli di inflazione target intorno al 2%. Prevediamo, nel 2023, una crescita economica globale più contenuta, anche se ci aspettiamo ancora una crescita sia degli utili che dei dividendi da parte di alcune società che abbiamo in portafoglio. 

 

In termini geopolitici, è probabile che le forti tensioni tra Cina e Occidente, in particolare gli Stati Uniti, continuino, ma non prevediamo un’escalation fino al conflitto militare a Taiwan. Mentre alcuni operatori di mercato si aspettano una ripresa dell’economia cinese, noi non siamo altrettanto ottimisti e continuiamo a credere che l’economia cinese sia su una traiettoria discendente di lungo periodo.  

Investire in Asia non significa necessariamente Cina  

Non abbiamo più alcuna esposizione sulla Cina dopo aver venduto le nostre posizioni residue nell’estate del 2022. Siamo sempre più preoccupati per la natura politica della Cina, sia a livello nazionale che in relazione ad altri Paesi, e riteniamo che in futuro sarà probabilmente un’economia di comando a bassa crescita a causa di una combinazione di interventi statali e demografia. In occasione del 20° Congresso del Partito cinese, tenutosi a ottobre, il Presidente Xi Jinping è stato confermato per un terzo mandato come leader del Partito, consolidando ulteriormente il potere con una scossa alla leadership. Finché Xi resterà al potere, non prevediamo di reinvestire in Cina. Tuttavia, abbiamo ancora un’esposizione, attraverso aziende di successo situate in altre parti della regione Asia-Pacifico che vendono alla Cina.  

 

In netto contrasto, siamo particolarmente positivi sulle prospettive dell’Australia, che a livello di Paese rappresenta la ponderazione maggiore della nostra strategia Asian Income. Prevediamo che nel lungo periodo l’Australia sovraperformerà molti dei suoi omologhi dei mercati sviluppati. È una democrazia pienamente funzionante, ha una forza lavoro produttiva e ospita molte aziende di successo con quote di mercato significative e solide barriere all’ingresso, con pochissime imprese statali. La corporate governance è particolarmente solida e riteniamo che l’Australia corra molti meno rischi ambientali a lungo termine rispetto a molti altri Paesi del mondo. 

 

Altrove, ci piace molto Singapore, che ospita molte aziende interessanti con ricavi provenienti da tutto il sud-est asiatico. Inoltre, grazie alla sua politica flessibile in materia di immigrazione e alla stabilità dell’economia, stiamo assistendo a un numero considerevole di residenti cinesi abbienti che decidono di trasferirsi in questo Paese, una tendenza che ci aspettiamo continui e che dovrebbe favorire un’ulteriore crescita di Singapore. 

 

Al di fuori dell’Asia più sviluppata, abbiamo un’esposizione all’India, che offre forti opportunità di crescita, incluso l’ambito finanziario. Di recente abbiamo aperto una posizione in una banca indiana del settore privato, che riteniamo possa beneficiare di questa tendenza. Nel prossimo decennio, l’India dovrebbe contribuire a circa il 20% della crescita globale totale (fonte: Morgan Stanley).  

Alla ricerca di società con caratteristiche chiave

Non ci identifichiamo come investitori growth o value, ma cerchiamo una combinazione dei due. In quanto tali, preferiamo le società che si prendono cura dei loro bilanci e quelle che sono in grado di – e disposte a – condividere i loro profitti con gli azionisti, con team di gestione e modelli aziendali comprovati, riducendo la necessità di effettuare speculazioni.  

 

Siamo stati soddisfatti della resilienza mostrata dalle società incluse nella nostra strategia nel 2022 e, sebbene non possiamo essere certi di cosa ci riserverà il 2023, continuiamo a ritenere di essere ben posizionati in vista del nuovo anno. Molte delle società in cui investiamo sono già considerate leader globali nei rispettivi settori e riteniamo che, grazie alle loro caratteristiche, siano in grado di resistere a una recessione o addirittura di uscirne rafforzate rispetto ai loro concorrenti.  

Rischi di investimento  

Quando si investe nei paesi in via di sviluppo, il rischio di volatilità è maggiore a causa dei cambiamenti politici ed economici, e le commissioni e le spese tendono a essere più elevate rispetto ai mercati occidentali. Questi mercati sono tipicamente meno liquidi, con sistemi di negoziazione e di regolamento generalmente meno affidabili rispetto ai mercati sviluppati, il che può determinare variazioni di prezzo elevate o perdite per l’investimento.   

Il valore delle menti attive: il pensiero indipendente     

Una caratteristica fondamentale dell’approccio di investimento di Jupiter è che evitiamo l’adozione di una view della casa, preferendo invece consentire ai nostri gestori specializzati di formulare le proprie opinioni sulla loro asset class. Di conseguenza, va notato che tutte le opinioni espresse, anche su questioni relative a considerazioni ambientali, sociali e di governance, sono quelle degli autori e possono differire dalle opinioni di altri professionisti degli investimenti Jupiter.    

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