Prevediamo che la crescita economica mondiale rallenterà quest’anno. Si tratta di un’opinione relativamente condivisa oggi, ma che noi sosteniamo da tempo, e riteniamo che la profondità del rallentamento a cui stiamo andando incontro non sia realmente incorporata dai mercati. Sebbene i dati macro rimangano piuttosto solidi, con un PIL nominale discreto in molte aree del mondo e mercati del lavoro resilienti, molti indicatori anticipatori suggeriscono che questa situazione potrebbe non durare. 

 

Nel 2022 si è assistito a una forte stretta monetaria. Nei prossimi 12-18 mesi, quando le conseguenze di questa stretta impatteranno le economie, la crescita dovrebbe attenuarsi ulteriormente. Infatti, gli indici PMI stanno già diminuendo in molte regioni del mondo. È interessante notare che la componente relativa ai nuovi ordini dei PMI sta dimostrando questo fenomeno in modo ancora più pronunciato.

 

Inoltre, la fiducia degli amministratori delegati, che può guidare gli investimenti e i programmi di assunzione, è a livelli molto bassi. I consumatori stanno affrontando tempi duri in molti Paesi, con una crescita reale negativa dei salari, un aumento del debito delle carte di credito e un sentiment abbastanza negativo. I consumi, che rappresentano circa il 70% del PIL degli Stati Uniti, vanno quindi osservati con attenzione nel corso dell’anno. L’inasprimento delle condizioni finanziarie sta facendo calare l’attività dei mercati immobiliari e i prezzi sono diminuiti in modo consistente nella maggior parte delle regioni. 

L’inflazione sta diminuendo: faranno lo stesso i tassi?  

Nel frattempo, l’inflazione, la rovina degli investitori obbligazionari, in base ai dati recenti, sembra essere più contenuta. L’inflazione da costi si sta riducendo, con l’IPP cinese e statunitense in calo su base annua, allentando le pressioni sulle catena di approvvigionamento e le tariffe di spedizione. L’inflazione sulle materie prime sta rallentando, con molti segmenti del mercato che mostrano una crescita inferiore o addirittura negativa. Anche la voce affitti, che costituisce circa un terzo dell’IPC statunitense, dovrebbe rallentare con la diminuzione dei prezzi delle case. Se consideriamo indicatori più tempestivi dell’inflazione da locazione, come i prezzi degli affitti sul mercato immobiliare, notiamo una crescita negativa su base mensile.

 

Se l’inflazione da costi dovesse ridursi come previsto e i prezzi delle materie prime diminuire, le banche centrali cambieranno la loro posizione in materia di politica monetaria. Secondo noi i tagli dei tassi nella seconda metà del 2023 sono ancora una solida possibilità da parte della Federal Reserve statunitense, e in questo scenario i rendimenti dei titoli di Stato dovrebbero continuare a scendere. Inoltre, i rischi per la stabilità finanziaria o l’aumento della disoccupazione possono anticipare una svolta nella politica delle banche centrali.

 

Il calo dei prezzi delle case, terzo punto del nostro outlook sull’inflazione, ci porta ad avere una visione molto positiva sui titoli di Stato, in particolare negli Stati Uniti, in Australia, Nuova Zelanda e Corea del Sud, dove prevediamo rendimenti molto più bassi in futuro, con il potenziale di interessanti rendimenti totali. 

Zone/aree di opportunità   

Sebbene le nostre previsioni generali vedano una crescita inferiore/una recessione in molte aree del mondo, troviamo alcune interessanti aree di opportunità nei mercati del credito, sia nelle obbligazioni investment grade che high yield dei mercati sviluppati. Nell’high yield in particolare, vediamo buone prospettive di rendimento complessivo per le obbligazioni senior garantite in settori difensivi come telecomunicazioni, sanità, beni di consumo di base. La recente volatilità ha creato, a nostro avviso, interessanti opportunità nei titoli di capitale bancari, mentre vediamo anche alcune occasioni più idiosincratiche nei settori dei giochi e delle compagnie di crociera.  

 

Siamo convinti che la politica delle banche centrali cambierà con il rallentamento della crescita e che arriveranno tempi migliori per gli investitori obbligazionari, ma le tempistiche sono sempre incertea. In passato, i rendimenti si sono mossi molto rapidamente quando le banche centrali hanno cambiato orientamento di politica monetaria. Fortunatamente, visto l’aumento dei rendimenti registrato lo scorso anno, gli investitori sono ora “pagati per aspettare” con un rendimento da reddito molto più interessante di quello che era possibile ottenere negli scorsi anni. 

Prospettiva storica  

Sebbene prevediamo un contesto più positivo per i tassi nel 2023, le prospettive per gli spread creditizi sono più incerte. Potrebbe verificarsi un ulteriore allargamento o volatilità degli spread, soprattutto per l’high yield, per riflettere le condizioni macro più deboli.  

 

Ciò implica che la classica correlazione negativa tra i rendimenti dei titoli di Stato e gli spread potrebbe riaffermarsi, premiando una strategia barbell diversificata come quella che adottiamo nella nel nostro fondo. Pur ritenendo che gli investitori del credito siano attualmente pagati per aspettare, crediamo che i titoli di Stato possano offrire non solo un potenziale di rendimento positivo, ma anche un’importante copertura per contrastare la volatilità del credito. 

 

L’asset allocation della nostra strategia, abbinata a una scrupolosa selezione del credito volta a evitare situazioni di default o perdite permanenti di capitale, può contribuire a ottenere forti rendimenti corretti per il rischio, soprattutto nei momenti di maggiore volatilità dei mercati del credito.  

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