Titoli di qualità in India a valutazioni interessanti

Avinash Vazirani e Colin Croft spiegano perché il loro approccio alla selezione di titoli a valutazioni ragionevoli offre importanti insegnamenti agli investitori attivi scoraggiati dalle recenti battute d’arresto.
02 giugno 2026 7 minuti

Gli ultimi due anni non sono stati facili per gli investitori esposti all’azionario indiano, mentre l’indice dei mercati emergenti è stato trainato da una manciata di titoli nordasiatici legati all’intelligenza artificiale. Da inizio anno1, l’MSCI India ha sottoperformato l’MSCI Emerging Markets di circa il 35%, una divergenza raramente osservata in entrambe le direzioni, rispetto a una media quinquennale più vicina al +21%. Anche i flussi internazionali hanno seguito questa narrativa: il capitale si è spostato dall’India verso il comparto dei semiconduttori della Corea del Sud e di Taiwan.

Per gli investitori di lungo periodo, è proprio in situazioni come questa che inizia il vero lavoro di analisi. Quando la performance relativa si discosta in modo così marcato sulla base di un’unica storia di mercato, due domande diventano fondamentali:

  1. Ciò che viene venduto è realmente peggiorato?
  2. Ciò che viene acquistato è realmente migliorato, e sotto più di una prospettiva?

Su entrambi i fronti, le ragioni per seguire il consenso appaiono deboli.

L’India è un mercato emergente di qualità che evita il rischio di eccessiva concentrazione sull’AI

Il rally dei mercati emergenti è stato ristretto a pochi titoli: i capitali si sono concentrati su un numero limitato di produttori di memorie e fonderie in Corea del Sud e Taiwan, considerati i principali beneficiari del boom dell’intelligenza artificiale. L’NSE 500 indiano, al contrario, è guidato da un insieme molto più diversificato di società appartenenti ai settori finanziario, dei consumi, healthcare, energetico, industriale e dell’aviazione.

È importante sottolineare che il rischio di concentrazione dell’NSE 500 è significativamente inferiore rispetto a quello dell’MSCI Emerging Markets. Il numero effettivo di titoli, una misura che indica quanti titoli contribuiscono realmente alla performance di un indice, si attesta per l’NSE 500 intorno al 15% dei componenti, pari a circa 75 titoli, contro appena il 6% dell’MSCI EM2.

L’indice è costruito inoltre su basi più solide. Le società indiane registrano un ROE mediano a cinque anni di circa il 15%, nettamente superiore all’intervallo compreso tra l’8% e il 12% osservato negli altri principali mercati emergenti asiatici e più vicino ai livelli dei mercati sviluppati europei. I margini di profitto mediani a tre anni, pari al 12%, sono in linea con quelli dell’S&P 500 e ben superiori alla media dei mercati emergenti, pari al 9%. Anche sul fronte della leva finanziaria l’India si distingue positivamente, con un rapporto debito/asset del 13%, tra i più bassi dell’universo emergente e inferiore a quello della maggior parte degli indici dei mercati sviluppati. Guardando ai prossimi due anni, le vendite delle società dell’NSE 500 sono attese in crescita del 14%, circa il doppio rispetto all’8% previsto per l’insieme dei mercati emergenti. Solo Taiwan tra gli emergenti e il Nasdaq tra i mercati sviluppati si avvicinano a tali livelli, entrambi con una crescita stimata del 12%3.

In sintesi, l’India offre crescita, redditività, margini elevati e solidità patrimoniale. Il resto dei mercati emergenti, al di fuori del comparto legato all’intelligenza artificiale, sempre meno.

Una solida ancora domestica

Un secondo motivo per mettere in discussione il consenso riguarda il cambiamento del profilo dell’acquirente marginale delle azioni indiane.

Nei tre anni solari terminati ad aprile 2026, gli investitori esteri hanno ritirato circa 43 miliardi di dollari dal mercato azionario indiano. Nello stesso periodo, gli investitori istituzionali domestici (fondi comuni indiani, compagnie assicurative, fondi pensione, banche e fondi d’investimento alternativi) hanno investito 188 miliardi di dollari. La differenza è tutt’altro che marginale

Gli investitori domestici hanno sostituito quelli esteri come principali acquirenti di azioni indiane

chart 1 Fonte: Jefferies, dati aggiornati a fine aprile 2026.

Dal grafico emerge chiaramente il cambiamento strutturale. Tra il 2008 e il 2017 il capitale estero rappresentava il principale acquirente marginale di azioni indiane, mentre i flussi domestici si attestavano mediamente attorno ai 3 miliardi di dollari annui. Dal 2018 il quadro ha iniziato a invertirsi e dal 2022 è diventato evidente. Nel 2025 gli acquisti netti domestici hanno raggiunto il livello record di 90 miliardi di dollari. Il mese di marzo 2026 è stato caratterizzato dal maggiore volume di vendite estere dell’intera serie storica, pari a 14,2 miliardi di dollari, più che compensati dagli acquisti domestici per 15,4 miliardi. Persino nel peggior mese mai registrato per i capitali esteri, i flussi istituzionali netti sono rimasti positivi.

Questo aspetto è rilevante sotto due profili.

Per quanto riguarda il comportamento del mercato azionario, l’assunto secondo cui le vendite degli investitori esteri provochino disordini sul mercato indiano è ormai superato da un decennio. La struttura proprietaria dell’India oggi è cambiata: le istituzioni domestiche detengono una quota record delle società del Nifty 500, pari a circa il 20%, superiore a quella degli investitori esteri, che si attesta intorno al 17%4. I contributi mensili alimentati dai piani di investimento ricorrenti arrivano con una regolarità quasi da calendario. La storica correlazione tra flussi degli investitori esteri e andamento del Nifty si è interrotta perché è cambiato l’equilibrio tra domanda e offerta.

Sul fronte valutario, l’indebolimento da 85 a 95 rupie per dollaro dall’inizio del 2025 non rappresenta un segnale di deterioramento dei fondamentali dell’India. È piuttosto una conseguenza della stessa rotazione degli investitori esteri. Gli investitori domestici che hanno acquistato 188 miliardi di dollari di azioni indiane non hanno dovuto vendere dollari, poiché operavano già in rupie. Gli investitori esteri che hanno venduto 43 miliardi di dollari di azioni indiane hanno invece dovuto acquistare dollari per rimpatriare i capitali. Il mercato valutario registra il deflusso estero lordo, non la compensazione domestica. La debolezza della rupia riflette quindi lo stesso sottopeso degli investitori esteri che ha contribuito alla sottoperformance azionaria e non costituisce un rischio indipendente.

L’India viene abbandonata dai capitali esteri proprio mentre la base di investitori domestici investe a ritmi record, sostenuta da fondamentali in miglioramento e dalla gamma di opportunità più diversificata tra i mercati emergenti. È la definizione stessa di un’opportunità contrarian.

Le obiezioni sulle valutazioni e la risposta

L’obiezione più onesta è che tutto questo ha un prezzo. L’indice MSCI India tratta a circa 22 volte gli utili passati, rispetto a circa 17 volte l’indice MSCI Emerging Markets, con un premio superiore al 30% che ha tenuto lontani molti investitori generalisti sui mercati emergenti5. Guardando sotto la superficie dell’indice, il quadro appare ancora più evidente: il titolo mediano dell’NSE 500 tratta a 35 volte gli utili, riflettendo le valutazioni particolarmente elevate delle small e mid cap.

È proprio qui che l’approccio attivo di crescita a un prezzo ragionevole (GARP) dimostra il proprio valore.

Più conveniente del benchmark, con una crescita superiore

Il portafoglio del fondo Jupiter India Select è costruito attorno a una disciplina semplice: investire nella storia di crescita strutturale dell’India, l’economia di grandi dimensioni a più rapida crescita al mondo. Non però a qualsiasi prezzo.

Al 31 dicembre 2025, le metriche di valutazione ponderate del fondo risultavano inferiori a quelle del benchmark MSCI India per tutti i multipli monitorati, pur offrendo una crescita storica degli utili superiore:

  • rapporto prezzo/utili storico inferiore al benchmark;
  • rapporto prezzo/valore contabile inferiore al benchmark;
  • rapporto prezzo/cash flow inferiore al benchmark;
  • crescita storica degli utili per azione a due anni superiore al benchmark.

Jupiter India segue un approccio di crescita a un prezzo ragionevole (Growth at a Reasonable Price, GARP)

Chart 2 Le performance passate non sono indicative dei rendimenti futuri. I dati di performance del fondo sono calcolati su base da NAV-a-NAV oppure bid/NAV, a seconda del periodo di riferimento. Tutte le performance sono al netto delle commissioni e presuppongono il reinvestimento dei proventi. Dati storici. Performance cumulative. Fonte: Morningstar, in USD, dal 14/07/1995 al 30/04/2026. Per la performance di Peninsular South Asia Investment Company Limited è stata utilizzata la classe Jupiter India Select L USD A Inc dal 14/07/1995 al 02/05/2008 e la classe Jupiter India Select D USD Acc dal 02/05/2008 a oggi. Benchmark ricostruito: MSCI India GR dal 14/07/1995 al 02/05/2008 e MSCI India NR dal 02/05/2008 a oggi.

Questa è la traduzione pratica dell’approccio GARP. Non stiamo pagando il multiplo dell’indice, tanto meno le 35 volte gli utili del titolo mediano.

Tre aree che il benchmark non considera

Questo approccio è reso possibile da tre caratteristiche strutturali del mercato indiano che i fondi emergenti generalisti spesso faticano a sfruttare.

  1.  Le opportunità al di fuori dell’indice. Il benchmark MSCI India è fortemente concentrato sulle mega-cap. Esiste però un ampio universo di società quotate con capitalizzazione compresa tra 1 e 5 miliardi di dollari, poco coperte dagli analisti e scarsamente detenute dagli investitori esteri. I fondi emergenti generalisti non possono dedicare a questo universo il tempo necessario; noi sì. Si tratta spesso di aziende in crescita che trattano a multipli significativamente inferiori rispetto alle grandi capitalizzazioni, molto prima che possano beneficiare di un eventuale ingresso negli indici.
  2. Aziende sottovalutate e poco analizzate. L’India ospita numerose società di grandi dimensioni attive in settori che offrono interessanti opportunità per gli investitori attivi. Ricerca approfondita e pazienza sono elementi fondamentali per individuare e cogliere queste opportunità.
  3. Aziende che offrono una crescita composta strutturale. In settori in cui i livelli di penetrazione in India rappresentano solo una frazione di quelli osservati nei mercati emergenti e ancor più nei mercati sviluppati, esistono leader quotati che possono beneficiare di prospettive di crescita pluridecennali. Tra questi figurano la sanità privata, l’aviazione domestica e i beni di consumo di marca. Queste società tendono a generare una crescita composta degli utili annua compresa tra il 15 e oltre il 20% su orizzonti pluriennali. Il prezzo resta comunque determinante: non le acquistiamo a qualsiasi valutazione ma, quando lo facciamo, è perché la forza della crescita composta può creare valore nel tempo.

Il portafoglio risultante rimane prevalentemente costituito da titoli liquidi e di grandi dimensioni, con una capitalizzazione media ponderata di circa 33 miliardi di dollari. La differenziazione deriva da un’esposizione deliberata a quelle aree inefficienti del mercato che sia l’indice che gran parte dei capitali esteri tendono a ignorare.

Conclusioni

L’India offre il profilo di crescita più forte tra i mercati emergenti, i bilanci più resilienti, livelli di redditività comparabili a quelli dei mercati sviluppati, un insieme di opportunità significativamente più diversificato rispetto allo stesso benchmark emergente e una base di capitale domestico che ha ormai sostituito in modo definitivo i flussi esteri come principale acquirente marginale. L’indice, preso nel suo complesso, non è economico ma noi non investiamo nell’indice. Attraverso la strategia Jupiter India Select, gli investitori orientati alla crescita a un prezzo ragionevole possono accedere alla qualità e alla crescita dell’India a valutazioni inferiori rispetto al benchmark, con la generazione di alpha concentrata nelle opportunità al di fuori degli indici, nella rivalutazione delle PSU (Public Sector Undertaking, Società a controllo pubblico) e in una selezionata gamma di aziende che offrono una crescita composta strutturale.

A nostro avviso, il divario di performance relativa rispetto ai mercati emergenti non rimarrà così ampio per sempre. Le quattro condizioni che potrebbero contribuire a colmarlo, cioè l’esaurimento delle vendite da parte degli investitori esteri, la stabilizzazione della rupia, la moderazione dei prezzi del petrolio e l’ampliamento delle revisioni positive degli utili nei mercati emergenti, dipendono in larga misura da fattori esterni all’India. Quando tali condizioni si allineeranno, il lavoro necessario sarà già stato svolto all’interno di portafogli costruiti mentre il resto del mercato guardava altrove.

As of 30/04/2026

May 2016 - Apr 2017

May 2017 - Apr 2018

May 2018 - Apr 2019

May 2019 - Apr 2020

May 2020 - Apr 2021

May 2021 - Apr 2022

May 2022 - Apr 2023

May 2023 - Apr 2024

May 2024 - Apr 2025

May 2025 - Apr 2026

Jupiter India Select38.03%-2.20%-13.25%-26.96%41.94%20.77%1.20%60.41%7.84%-8.26%
MSCI India - Net Total Return Index20.11%12.60%3.11%-20.15%50.44%16.98%-6.95%34.40%4.24%-9.84%

 

Le performance passate non sono indicative di quelle attuali o future. I dati di performance non tengono conto delle commissioni e dei costi sostenuti in fase di sottoscrizione e rimborso delle quote. Fonte: Morningstar, Jupiter Asset Management Limited. Il prezzo delle quote è rilevato a chiusura di mercato e include l’eventuale reinvestimento dei proventi. Il NAV per azione ordinaria è il NAV cumulativo comprensivo dei proventi, con il debito valutato al fair value e include ogni provento reinvestito. *Classe D USD Acc.

Fonte

1Elaborazioni basate su dati Bloomberg al 28/05/2026.

2Bloomberg Intelligence, maggio 2026

3Bloomberg Intelligence, maggio 2026

4Motilal Oswal, Dati sull’esposizione istituzionale sul Nifty-500, Q1 CY2026, comunicati tramite Business Standard, 6/05/2026

5Rapporto prezzo/utili storico degli indici MSCI India e MSCI EM, schede informative MSCI, a fine marzo 2026.

Rischi della Strategia

  • Rischio di cambio (FX) – La strategia può essere esposta a valute diverse e le variazioni dei tassi di cambio possono determinare sia una diminuzione sia un aumento del valore degli investimenti.
  • Rischio di prezzo – Le variazioni dei prezzi delle attività finanziarie comportano la possibilità che il valore degli asset diminuisca così come aumenti; tale rischio è generalmente amplificato in condizioni di mercato più volatili.
  • Rischio dei mercati emergenti – I mercati emergenti possono essere associati a livelli più elevati di rischio politico e a minori tutele legali rispetto ai mercati sviluppati. Tali caratteristiche possono incidere negativamente sui prezzi degli asset.
  • Rischio di concentrazione di mercato (area geografica/Paese) – Investire in un determinato Paese o in una specifica area geografica può determinare oscillazioni di valore più marcate rispetto a investimenti con un’esposizione più diversificata a livello globale.
  • Rischio derivati – La Strategia può utilizzare strumenti derivati per ridurre i costi e/o il rischio complessivo della Strategia (nota anche come Efficient Portfolio Management o “EPM”). I derivati comportano comunque un certo livello di rischio; tuttavia, se utilizzati per EPM, non dovrebbero aumentare il profilo di rischio complessivo della Strategia.
  • Rischio di liquidità – Alcuni investimenti possono risultare difficili da valutare o da vendere al momento e al prezzo desiderati. In circostanze estreme, ciò può incidere sulla capacità della Strategia di soddisfare le richieste di rimborso su richiesta.
  • Rischio di liquidità (generale) – In condizioni di mercato difficili, potrebbe non esserci un numero sufficiente di investitori disposto ad acquistare o vendere determinati investimenti. Ciò può avere un impatto sul valore della Strategia.
  • Rischio di default della controparte – Rischio di perdite derivanti dall’inadempienza di una controparte in un contratto derivato o di un depositario incaricato della custodia degli asset della Strategia.

Per una spiegazione più dettagliata dei fattori di rischio, si rimanda alla sezione “Fattori di rischio” dei KID (Key Information Documents).

Il valore delle menti attive: il pensiero indipendente

Una caratteristica fondamentale dell’approccio di investimento di Jupiter è che evitiamo l’adozione di una view della casa, preferendo invece consentire ai nostri gestori specializzati di formulare le proprie opinioni sulla loro asset class. Di conseguenza, va notato che tutte le opinioni espresse, anche su questioni relative a considerazioni ambientali, sociali e di governance, sono quelle degli autori e possono differire dalle opinioni di altri professionisti degli investimenti Jupiter.

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