Premettiamo che non siamo né esperti militari né di difesa. Come tutti, stiamo cercando di interpretare questi eventi man mano che si sviluppano e le nostre valutazioni potrebbero cambiare nei prossimi giorni e settimane. La migliore difesa o preparazione è una solida costruzione di portafoglio ed evitare concentrazioni su singoli fattori. Di seguito alcune considerazioni chiave:
- Prima di tutto, e soprattutto, speriamo che i clienti di Jupiter nella regione e le loro famiglie rimangano al sicuro in questo momento difficile.
- Un’azione militare in Iran era stata indicata come possibile, considerata la presenza americana nella regione. Tuttavia, gli sviluppi in corso spingeranno con ogni probabilità il Regno Unito e i Paesi europei ad aumentare in modo significativo le spese per la difesa. Questo, a nostro avviso, rafforza le tendenze strutturali a favore dei titoli del settore difesa e dei beneficiari collegati al finanziamento fiscale, tra cui alcune società finanziarie selezionate e società di infrastrutture fisiche.
- Il rischio più rilevante per diverse grandi economie europee (Regno Unito, Germania e Italia) è rappresentato dai prezzi globali del gas. Un'avversione ideologica allo sviluppo di risorse energetiche interne, un rapido ridimensionamento della produzione elettrica da carbone e un approccio conservatore all'energia nucleare hanno reso molti Paesi dipendenti da forniture di gas globali in modalità "just-in-time". Un problema aggravato, nel caso britannico, dalla scarsa capacità di stoccaggio. Con il gas russo ormai in gran parte indisponibile, il Regno Unito, la Germania e altri Paesi dipendono fortemente dal mercato del gas naturale liquefatto (GNL) e purtroppo il Qatar ne è uno dei maggiori produttori mondiali. L'interruzione della produzione e delle spedizioni qatariote sta quindi generando una significativa impennata dei prezzi del gas, che si trasmetterà ai prezzi dell’energia elettrica e potrà rivelarsi economicamente dannosa se si protrarrà nel tempo. Manterremo un atteggiamento prudente verso le società ad alta intensità energetica che dipendono dal gas come input produttivo, ad esempio le industrie energivore e le utility di produzione elettrica.
- I titoli bancari hanno reagito con la consueta volatilità di mercato, registrando vendite in quanto percepiti come asset rischiosi. Riteniamo che si tratti di un "errore di mercato" perché i bilanci del settore bancario si trovano oggi in una posizione profondamente diversa rispetto ai precedenti periodi di stress economico, con livelli contenuti di leva finanziaria, bassi rapporti impieghi/depositi e un ridotto indebitamento di famiglie e piccole imprese su base storica. Sebbene i prezzi elevati del gas costituiscano un freno alla crescita economica, il sentiment dei consumatori è già debole e il risparmio precauzionale molto elevato quindi non prevediamo un aumento significativo delle sofferenze creditizie.
- Nonostante le nostre preoccupazioni sulle forniture di gas GNL nel breve termine, nei prossimi anni arriverà sul mercato un’ondata di GNL statunitense e, non essendoci una carenza strutturale di petrolio, è improbabile che i prezzi di petrolio e gas rimangano elevati una volta risolta questa crisi; pertanto, siamo cauti sui titoli energetici ai prezzi attuali.
- Il sell-off e il risk-off sui mercati azionari europei potrebbero creare opportunità di acquisto in alcuni titoli consumer ciclici che fino a poco fa ritenevamo sopravvalutati, ad esempio nel lusso. Non abbiamo visibilità su come si concluderà questo conflitto: potrebbe avere conseguenze geopolitiche di grande portata, oppure esaurirsi rapidamente una volta che le capacità militari iraniane fossero seriamente ridotte, senza un cambio di regime. Osserviamo che, nei momenti di incertezza, i mercati finanziari globali tendono istintivamente a rifugiarsi nei mercati del capitale statunitensi e nel dollaro. Probabilmente questa volta non sarà diverso, per cui non ci sorprende vedere gli asset americani sovraperformare nel breve termine. Va tuttavia ricordato che ciò avviene nel contesto di una sovraperformance dei mercati azionari europei nei primi mesi del 2026. Rimangono inoltre presenti l'incertezza politica legata alle politiche statunitensi e la straordinaria concentrazione dei mercati azionari globali su un numero ristretto di titoli americani.
Rischi della strategia
Rischio valutario (FX): l’esposizione a diverse valute può comportare variazioni di valore dovute ai movimenti dei tassi di cambio.
Rischio di copertura della share class: il processo di copertura può influire sul valore degli investimenti a causa dei movimenti di mercato, delle operazioni di ribilanciamento e, in casi estremi, dell’inadempienza della controparte del contratto di copertura.
Rischio di prezzo: i movimenti di prezzo degli strumenti finanziari possono far aumentare o diminuire il valore del portafoglio, con effetti amplificati in condizioni di mercato più volatili.
Rischio di concentrazione geografica: investire in un determinato Paese o regione può comportare una maggiore volatilità rispetto a investimenti più diversificati a livello globale.
Rischio derivati: la strategia può utilizzare derivati per ridurre i costi e/o il rischio complessivo (Efficient Portfolio Management o “EPM”). L’uso dei derivati comporta dei rischi ma, per effetto dell’EPM, non dovrebbe aumentare il rischio complessivo della strategia.
Rischio di liquidità (generale): in condizioni di mercato difficili potrebbe non esserci sufficiente liquidità per acquistare o vendere determinati investimenti, con possibili effetti sul valore della strategia.
Rischio di controparte: rischio di perdite dovute all’inadempienza di una controparte in un contratto derivato o di un depositario che custodisce gli asset della strategia.
Il valore delle menti attive: il pensiero indipendente
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